Titolo Epigramma funerario da Zacinto, CEG 146a
Trismegistos  Non ancora presente nel database TSM. 
Autore e data Alessia Gonfloni, 22 novembre 2025.
Editio princeps A.Versloot, C. Merkouri, V. Sarris, G. J. M. van Wijngaarden, Grammateion 8 (2019) 97-104 (SEG 69-269).
Altre edizioni  –
Bibliografia  –
Testo οὐκ ὀ̣λίγ̣ο̣[ν – – -]
ἀρετῆς Ἱπ[ποσ- – -]
οὔτ̣ε̣ ἐν ἀγῶ[σι – – -]
ο̣ὔτ̣ε̣ ἐν ὅπλοι[ς – – -]
κ̣εῖμαι ἐγὼ EYΝ̣[- – -]
[ἀ]μενφὴς ὃν χρόν[ος – – -]
[·]ν ἀνθ᾽ ὧν μοι γ̣[- – -]
[·]Y.Ṇ Ἱ̣πποσ̣[- – -]
  Metro

Incerto. Gli editori desumono indizi di composizione poetica dal lessico.

Traduzione Non poca [- – -]
Virtù di Hippo[- – -]
Né nelle gare [- – -]
Né sotto le armi [- – -]
Io giaccio / sono sepolto [- – -]
Irreprensibile, colui che il tempo [- – -]
In cambio di ciò che per me [- – -]
[.]u[..]n Hippos[- – -]
Scrittura

Altezza delle lettere: 0,011–0,032 m (l’omega della riga 3 è piuttosto piatta; hypsilon e phi sono le più alte).
Lo spazio interlineare varia da 0,02 a 0,016 m.

Notazione arcaica di chi a croce; sigma a quattro tratti, omega ricurvo, theta con puntino.

Lingua Dialetto Ionico.
Supporto
  1. Tipologia del supporto: Stele funeraria.
  2. Materiale: Calcare.
  3. Dimensioni: H: 0,18 m (lato sinistro) – 0,20 m (lato destro); L: 0,175 m. (parte superiore) – 0,22 m (parte inferiore).
  4. Stato di conservazione: La stele presenta fratture su tutti i lati, eccetto (forse) quello sinistro. È impossibile stabilire con precisione il contorno originale della pietra. Sono apprezzabili resti di malta lungo i bordi irregolari (soprattutto sul lato sinistro). In alcuni punti l’applicazione della malta oscura la lettura dell’iscrizione.
  5. Luogo di ritrovamento: Villaggio di Alikanas, Mavrogenia (Zacinto).
  6. Luogo di conservazione: La stele recante il testo inciso è attualmente inglobata nel muro sopra l’ingresso principale di una piccola chiesa dedicata a San Nicola, ad Alikanas, costruita dopo il terremoto che colpì le isole Ionie nel 1953.
Cronologia Seconda metà V secolo a.C.
Commento Non ci sono indizi probanti per escludere a priori la presenza di un dettato metrico, tuttavia è necessario precisare che la disposizione epigrafica non è chiaramente metrica. La linea 1 è molto rovinata. Una lettura possibile avanzata dagli editori è ọὐκ ἔλιπọ[ν] in luogo di οὐκ ὀ̣λίγ̣ο̣[ν – – -]. La lettera che precede la notazione di lambda è conservata appena (a causa della presenza della malta) e può essere un omicron; l’ultima lettera visibile sembra essere una gamma (cfr. gamma più piccola della linea 3), seguita da un altro omicron poco chiaro. Anche se il margine destro dell’iscrizione è rotto, la lettera successiva potrebbe essere ny, sigma o hypsilon.
Nella linea 2 la lettura di ἀρετή è certa. Il termine in contesti funerari è spesso al genitivo con le preposizioni  ἕνεκα o ἕνεκεν postposte; ma in questo caso la prima lettera dopo ἀρετῆς non è epsilon.
Secondo gli editori, la sequenza successiva (Ἱπ-) può essere interpretata come incipit del nome del defunto, data la natura funeraria della stele. Gli editori, tuttavia, non escludono la possibilità che possa trovarsi in questo luogo anche un altro riferimento e ipotizzano ἱπποσ[ύνη]. Anche la sequenza EYN potrebbe celare un nome proprio, si ipotizzano (i più comuni): Εὔνους, Εὔνικος o Εὔνομος; il primo potrebbe essere anche inteso come attributo.Di interesse la presenza del termine [ἀ]μενφὴς, non molto frequente in epigrafia né in poesia. Alcune occorrenze significative sono attestate in CEG 418 (VI sec. a.C., da Melo) e 531 (IV a.C., dall’Attica).
Nel testo da Melo, l’aggettivo è riferito all’ ἄγαλμα votivo offerto dal dedicante alla divinità, nel testo dall’Attica, invece, l’aggettivo è riferito alla fama del defunto commemorato, da intendere dunque come «una fama senza biasimo». In poesia è attestato anche in Eschilo: Pers. 168 (riferito alla regina); Suppl. (coro) 581 (riferito al figlio «perfetto» di Zeus) e Coeph. (coro) 510 (riferito alle parole «che non meritano biasimo» che Elettra e Oreste pronunciano sul tumulo).
Il testo di questa iscrizione presenta la forma ἀρετῆς chiaramente non dorica. Il piccolo corpus epigrafico di tipo funerario presente a Zacinto è scarno e variato. Alcune testimonianze già note sembrerebbero non essere locali (cfr. la cosiddetta collezione Romas, proveniente da Delo: IG IX 12, 4, 1757, 1761, 1762, 1763, 1765-1769, 1774-1777), altre sono riconducibili al dialetto dorico, come ci si aspetterebbe (cfr. anche IG IX 12, 4, 1730-1779).
Immagini

Immagini disponibili dall’ed. pr. In ordine: calco, disegno e fotografia; fig. 1, 2 e 3, pp. 103 e 104.