| Titolo | Vaso Funerario, Munchen 26, CEGSuppl. 65a |
| Trismegistos | – |
| Autore e data | Alessia Gonfloni, 8 dicembre 2025. |
| Editio princeps | Furtwängler, AA 1895, 36 nr. 28 |
| Altre edizioni | – |
| Bibliografia |
Zschietzschmann, AM 53, 1928, 43 nr. 86 tav. 15. – Neugebauer 1932, 52. – Siurla-Theodoridou 1989, 449 cat. 52. – Killet 1994, I, nr. 88. – Mommsen 1997, 17, 23ì, n. 190. – CVA Munchen 26 (Berlino V.I.3334); Laxander 2000, 202 PS 114. – Huber 2001, 108, 222 cat. 111; AVI 2470; CARC.OX 9026232. |
| Testo | [– – ][.]ΝΕΠΙΚΕΙΣ<Θ>OΕ̣[.][– –] / [– –]ΙΚΑΙΚΕΦΑΛΕΙ |
| Apparato
Secondo l’CVA, la lettura è opera di Georg Gerleigner (comunicazione privata). |
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| Metro
Per la supposta presenza di un testo metrico, vedi commento. |
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| Traduzione | […] sia posto […] e sulla testa […] |
| Scrittura | Le tracce visibili dalla fotografia rivelano un’iscrizione danneggiata e in parte perduta. La restituzione (disegno) mostra un testo che non è apprezzabile dalla fotografia; si evidenzia la presenza di theta (senza puntino?); lambda calcidese (?); sigma a tre tratti. |
| Lingua | Nessun elemento dialettale da segnalare. |
| Supporto |
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| Cronologia | 510-500 a.C. (attribuzione alla cerchia del pittore di Sappho). |
| Commento | La definizione di “epigramma funerario” è di Furtwängler 1895, 36 ed è dovuta, secondo l’autore, alla presenza del verbo ἐπίκειται e del sostantivo κεφαλῇ che potrebbero richiamare il contesto di un rituale funebre. I termini sono entrambi noti in tali tipi di occasione. Per occorrenze simili in Hansen, a proposito di κεφαλή cfr. CEG 718, 776 e 894; per l’uso di κεῖμαι, cfr. CEG 52, 76, 80, 83, 84, 91, 95, 102, 105, 112, 125, 126, 147, 153, 163, 170, 171, 172, 173, 438.
Per quanto riguarda il sostantivo κεφαλή, l’ed. pr. afferma che non è chiaro cosa «dovrebbe essere posto da qualche» e aggiunge «möglich wäre der Leichnam», ma non è chiaro il motivo di questa affermazione. Più correttamente, come aggiunge sulla base di un confronto con Teognide 1259, suggerisce la possibilità della presenza di una corona (στέφανος). Allo stato attuale non ci sono elementi probanti per accogliere né per respingere l’interpretazione del testo come metrico, tuttavia è bene adoperare sempre cautela nella classificazione di questa tipologia di iscrizioni. Poiché il testo era già noto a Hansen, lo studioso potrebbe aver adoperato il medesimo criterio di giudizio e, per tali ragioni, l’iscrizione non compare nei Carmina Epigraphica Graeca I. Per questo viene annoverato fra i dubia del presente catalogo. Il vaso è attribuito alla cerchia del Pittore di Sappho (Dyfri Williams, comunicazione personale all’ed.pr); sul Pittore di Sappho: ABV 507 f., 675, 677, 702; Para 246–248; Add² 126 f.; ABL 94–130; Boardman 1974, 148 f.; Mertens 1977, 97 f.; C. Jubier in: Céramique et peintures grecques 1999, 181–186; Hatzivassiliou 2010, 72–76; E. Serbeti, CVA Atene 6, tav. 82, 1–4; C. Jubier-Galinier, Mètis N.S. 12, 2014, 163–188; N. Zimmermann-Elseyfy, CVA Berlin 16, 23, tav. 3, 1–6. Secondo Cécile Jubier-Galinier (comunicazione personale all’ed.pr.), alcuni caratteri — come i profili degli uomini barbati — ricordano il Pittore di Sappho; elementi divergenti della rappresentazione, come le pieghe ondulate dei mantelli, però non consentono un’attribuzione certa al pittore. |
| Immagini |
Immagine disponibile dall’ed.pr. CVA Munchen 26, taf. 26-27 a-b. |
